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Appunti

Verrà una nuova primavera

VERRA’ UNA NUOVA PRIMAVERA!?

I primi giorni di questa primavera sono stati fra i più freddi dell’inverno che dovrebbe essere finito: temperatura sotto zero, vento gelido e anche, nella notte fra il 25 marzo, Annunciazione del Signore, e il 26 la più bella nevicata di questo tiepido inverno. E questo non solo nella Montagna, ma in gran parte del nostro territorio.

 

Per l’agricoltura sarà una rovina: le piante avevano creduto che il freddo fosse finito e si erano aperte al caldo sole. Vedo le ortensie, i lillà, l’insalata dell’autuinna e una giovane pianta di kiwi del “piccolo chiostro”: hanno piegato i loro germogli e le loro foglie.

Si potrebbe pensare a questa triste stagione come una immagine, forte, del brutto periodo che il nostro paese, insieme a tutto il mondo, sta attraversando per la pandemia del corona virus, che in molti, compreso il sottoscritto, avevamo sottovalutato. Il virus non ha confini, non si possono chiudere le frontiere per fermarlo, come con i poveri che vengono dalla guerra e dalla fame. Ha le strade rese ancora più scorrevoli rispetto al passato dalla globalizzazione, dai commerci, dagli scambi, dagli affari, dallo sfruttamento che il sempre più ricco occidente impone ai paesi poveri. Viene dalla potente Cina, portato in occidente da uomini di affari, industriali occidentali, non dai numerosi emigrati che sono stati sottoposti, e si sono sottoposti, ad accurati controlli e isolamento. E l’Italia, primo paese, sta superando la drammatica situazione cinese. E da tanti noi italiani siamo anche considerati gli “untori” di manzoniana memoria.

L’isolamento della gente nelle loro case ha provocato tante reazioni di solidarietà. In diverse case, anche in Montagna, sono esposti striscioni con “Andrà tutto bene” o “Ce la faremo”, con i bei colori dell’arcobaleno. I miei vicini, Rossana con i suoi tre bambini, eccezionali nella loro normalità, ha dipinto un lenzuolo con le figure e il nome dei figli: Anahì, Stefano e Aramì. Mentre lo fissavano nella facciata, ho chiesto ai bambini: “Ma me non mi ci avete messo?” e Anahì, la più grande e con grande capacità intuitive, mi ha risposto prontamente “Ma te sei l’arcobaleno!”.

Bello, un povero monaco eremita come il sottoscritto definito arcobaleno dai suoi figliolini. Poi oggi limitato nelle mie presenze con i malati, con i gruppi di ascolto della Parola, con altre strutture per anziani che frequento. Mi rimane l’ospedale di Abbadia San Salvatore, dove sono cappellano e dove vado con molta più motivazione perché i ricoverati, non per il famoso virus, sono sempre più soli per restrizioni delle visite ma anche per paura dei parenti.

Andrà tutto bene”: no davvero, dove li mettiamo i malati, i morti, la crisi sociale ed economica che stiamo vivendo?
“Ce la faremo”: anche su questo non concordo del tutto, proporrei il “Ce la possiamo fare” per sostenere una nuova primavera, climatica e umana. Ce la possiamo fare se ci rinnoviamo nel profondo, come persone e come popoli: non si può mettere il profitto, il capitale finanziario sempre al primo ed unico posto. Insieme alla globalizzazione commerciale e finanziaria, oggi inevitabile, vanno globalizzate la solidarietà, le esperienze, le ricerche, le politiche per affrontare la catastrofe umana e ambientale che abbiamo come prospettiva, realtà drammatiche e strettamente collegate.

Ce la possiamo fare se la salute pubblica è rimessa al centro dell’azione dei governo dei paesi, del nostro paese. Anche da noi, per evitare la crisi finanziaria, si sono succhiate le risorse dalla sanità pubblica, chiudendo ospedali, diminuendo il numero del personale addetto alla salute dei cittadini, nelle strutture e nel territorio.

Ce la possiamo fare se l’Europa si dà un programma di futuro globale. Ce la possiamo fare se recuperiamo l’ascolto dell’altro e della nostra interiorità, mettendola al primo posto.

Allora verrà una nuova primavera!

Carlo Prezzolini

Toscana oggi – Confronto 12 aprile 2020