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Appunti

Resta con noi

Resta con noi, perché si fa sera

 

La notte ci crea sempre una certa inquietudine; anche chi sembra preferirla al giorno come tempo di vita, pensiamo alle nuove generazioni, lo fa in gruppo e frequentando locali, mai da solo. Il buio rievoca paure ataviche e per questo comprendiamo la richiesta pressante ad un Pellegrino dei due discepoli che tornano ad Emmaus da Gerusalemme, con oltre 10 km di strada da fare (Luca 24,13-35). Tornano dalla città santa con un cuore che si è perso nelle tenebre, nella delusione, nel dolore. Hanno lasciato i loro amici e fra loro discutono animatamente: avevano scommesso la loro vita in “Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo” (24,19). Che fu, ora non c’è più, è stato ucciso dai capi dei sacerdoti e dalle autorità con una morte atroce e umiliante, la crocifissione. Loro speravano che fosse lui il liberatore di Israele dall’imperialismo romano, avevano abbandonato tutto per seguirlo, ed invece tutte le loro speranze sono crollate. Erano rimasti con gli amici nel cenacolo per condividere il dolore e le paure, ma non sono riusciti a reggere il vaneggiamento di alcune delle discepole del Nazareno, che avevano avuto una visione addirittura di angeli che sostenevano che il profeta è vivo. Sono rimasti sconvolti ed hanno deciso di tornare dalle loro famiglie.

Quante volte noi ci troviamo in situazioni di dolore e di delusione e sempre più spesso tendiamo a chiuderci in noi stessi, perché la condivisione è resa sempre più difficile, anche nelle famiglie, anche nella Chiesa, dal crescente individualismo e dai ritmi frenetici della quotidianità. Eppure come sarebbe bello trovare una persona che ci accoglie in questi momenti, a cui possiamo raccontare i nostri stati d’animo. Anche i due uomini che tornavano ad Emmaus avevano questa necessità, questo bisogno e nel triste ritorno si affianca a loro un Pellegrino, sconosciuto, che si interessa della loro amarezza in un modo che dona fiducia; li stimola a condividere con lui il grave lutto che portano nel cuore. E i due discepoli hanno fiducia, si aprono, raccontano il loro lutto e le loro delusioni a questo sconosciuto tanto disponibile ad ascoltarli. Lo sconosciuto li ascolta con profonda attenzione e poi li sostiene proponendo loro una nuova prospettiva della passione e morte del loro Maestro, tornando alle Scritture: a Mosè, ai profeti, probabilmente insistendo sui Canti del Servo sofferente di Isaia. Il cuore dei due discepoli comincia ad ardere, la mente comincia ad avere una nuova visione della storia e della vita. E quando, giunti al villaggio, il Pellegrino sembra voler proseguire lo pregano di rimanere con loro: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. Ed “Egli entrò per rimanere con loro” (Luca 24,29), per condividere la cena ma anche le nuove speranze che li animavano.

Come non riandare all’inizio del Vangelo di Giovanni quando due discepoli del Battista, Andrea e, probabilmente l’evangelista stesso, su indicazione del loro maestro, seguono Gesù che gli chiede “Cosa cercate?” e loro rispondono che vogliono conoscerlo (Maestro, dove dimori?). Gesù li invita ad andare con lui per “vedere”, cioè per rimanere con lui, conoscerlo, farne esperienza: “Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui” (Giovanni 1,35-39). Il Pellegrino ha lo stile di Gesù, rimane con i due uomini e per loro benedice, spezza e dona il pane: i gesti della Santa Cena, alla quale evidentemente avevano partecipato anche i due discepoli di Emmaus, che da questi gesti lo riconoscono (Luca 24,30). Riconoscono nel Pellegrino che si era preso cura di loro il Maestro. Il cuore e la mente si sono aperti, la notte non fa più paura perché la loro gioia è talmente grande che tornano a condividerla con gli amici che avevano lasciato a Gerusalemme: vanno da loro ad annunciare che Gesù è veramente risorto, come avevano detto gli angeli alle discepole.

Il racconto è molto bello e particolarmente significativo per noi: ci dice che è indispensabile l’incontro personale con il Risorto e ci indica anche le strade perché questo incontro avvenga oggi, dopo 2000 anni. Una strada è la Scrittura, in particolare il Vangelo che ci parla della vita del Signore, delle persone che incontra nelle strade della Palestina ma ci parla anche della nostra vita: delle nostre aspirazioni, delle nostre paure e delle nostre speranze. Ci può far ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus. L’altra strada sono i Sacramenti, in particolare l’Eucaristia: i discepoli riconoscono il Maestro nella spezzare e condividere il pane.

Il racconto lucano ci indica una terza via: possiamo incontrare il Cristo nel volto dell’altro, di tutti gli uomini e le donne che camminano con noi nelle strade della vita e con i quali siamo chiamati a condividere le gioie e le speranze, i problemi e i dolori.

 

 

Carlo Prezzolini