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Appunti

Questo Papa non mi piace

 

Questo Papa non mi piace…

Sono rimasto un po’ perplesso quando ho sentito queste idee espresse non da un cattolico preconciliare, amante del rito tridentino diffidente contro papa Francesco, e nemmeno da un populista di destra, con una buono dose di razzismo, ma da una amica che ha sempre avuto atteggiamenti di apertura verso i problemi sociali e politici.

 

“E perché?” ho subito chiesto: “Perché vuole accogliere tutti, anche quelli che vengono solo per non fare niente e vivere sulle nostre spalle. Hai visto come sono eleganti i ragazzi neri ospiti nel nostro comune, in albergo? Non hanno voglia di fare niente! Mentre magari famiglie di veri profughi con bambini sono in situazioni molto provvisorie! Eppoi tutti questi stranieri mettono in discussione il nostro stile di vita e i nostri valori.”.

E’ un atteggiamento sempre più diffuso in Italia e in Europa, molto pericoloso per il nostro futuro e per il futuro del Mondo. In Occidente abbiamo inventato la globalizzazione, abbiamo imposto il nostro modello di sviluppo del capitalismo finanziario e consumistico ed ora vorremmo la globalizzazione dei mercati, dello sfruttamento dei paesi poveri ma non la libera circolazione delle persone in difficoltà, che scappano sempre da situazioni di gravi difficoltà economiche, di povertà estrema, di persecuzioni o di guerra. C’è la paura del terrorismo ma anche della diversità.

Non ci ricordiamo più, noi italiani, che siamo stati, fino a pochi decenni fa, un popolo di emigranti. Non si ricordano più gli ungheresi, o i già cattolicissimi polacchi di quanti milioni di profughi l’Europa occidentale ha accolto di fronte ai drammi della dittatura del comunismo: quando c’è stata l’invasione sovietica dell’Ungheria, nel 1956, sono scappati in 5-6 milioni, accolti in Occidente. L’Austria, la Germania non hanno costruito muri come sta facendo l’attuale governo ungherese.

Papa Francesco fa bene ad insistere sulla necessità dell’accoglienza dei profughi, non fa altro che richiamare il Vangelo: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito” afferma Gesù parlando del giudizio finale, identificandosi con i poveri e gli ultimi di tutti i tempi (Matteo 25,31-46). Papa Francesco ha scritto una bella lettera a tutti il 1 gennaio, in occasione della giornata mondiale della pace voluta da Paolo VI nel 1967. Francesco propone di fare della non violenza, attiva e creativa, il nostro stile di vita a tutti i livelli, personale, familiare, comunitario e mondiale. La logica della paura, della violenza e della chiusura, che sembra vincere oggi, è molto dannosa per tutti e si può vincere con una logica centrata sulla responsabilità, sul rispetto e sul dialogo sincero.

La paura c’è e va affrontata con soluzioni condivise dai governi che isolino il terrorismo, risolvano in modo pacifico le tante situazioni della terza guerra mondiale diffusa e non ufficialmente dichiarata, come dice papa Francesco, in particolare in Siria e in tutto il vicino Oriente; va affrontato anche il problema di un nuovo modello di civiltà e di produzione, centrato sui bisogni dell’uomo e dei popoli e sulla Terra intesa come “casa comune”, come è sempre stata ma in particolare lo è oggi, quando tutto nel mondo è intimamente connesso: cito sempre Francesco dall’enciclica “Laudato si’”.

Molto possiamo fare anche noi, soprattutto a livello delle nostre Comunità, coltivando una vita concreta centrata sul confronto e sullo scambio come arricchimento comune, non sull’appiattimento della nostra identità ma sulla sua riscoperta come ricchezza per aprirci e confrontarci con le altre identità che ospitiamo, rifuggendo da luoghi comuni. Non è vero che la nostra civiltà cristiana è messa in crisi dai profughi o dagli emigrati, ma è un problema provocato dal consumismo e dallo sviluppo del capitalismo finanziario, che mette i soldi, il successo, l’apparire al primo posto. Non è vero che l’Islam è una religione violenta e terrorista, lo sono solo alcune frange marginali.

I Vescovi toscani hanno scritto una lettera centrata sull’accoglienza profughi, che nell’ultimo anno sono stati, in Italia, non milioni ma 132.044, lo 0,15% in più dello scorso anno. Propongono “una buona accoglienza: diffusa sul territorio, in piccoli gruppi, centrata sulla persona, sulla promozione della sua autonomia ed integrazione, sulla costruzione di un’ipotesi di futuro per quanti arrivano in cerca di protezione.”. In particolare mi sembra urgente che gli enti che gestiscono le case di accoglienza, insieme alle Comunità e alle associazioni locali, promuovano corsi di lingua italiana, la partecipazione dei profughi a lavori socialmente utili e occasioni di incontro e di scambio. Qui, spesso, siamo poco attivi e con molti limiti, parrocchie e associazioni cattoliche comprese.

 

Carlo Prezzolini

Toscana oggi – Confronto 22 gennaio 2017