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Appunti

Quello che mi fa la guerra

QUELLO CHE MI FA LA GUERRA

Sabato passato ho partecipato al gruppo del Centro di solidarietà dell’Amiata, comunità terapeutica di recupero per persone dipendenti da sostanze, prima di celebrare le santa Messa. L’operatrice Nicole ha proposto l’ascolto e poi le riflessione personale e di gruppo di una nuova canzone di Ligabue “Quello che mi fa la guerra”. Mi è sembrata una canzone molto bella e con profondi significati umani: “Quello che mi fa la guerra ce l’ha con me, ce l’ha con me / sono io che gli do corda / sono io che gli do corda / sembra duro come il ferro, non ha pietà è sempre qua, con quell’aria da bastardo”.

 

E’ un tema estremamente attuale, su cui soffiano in tanti, a tutti i livelli, per istigare alla paura dell’altro, in particolare del diverso, del povero: i miei problemi me li crea lui, il diverso, il povero, quello che non è come me, che non la pensa come me. Il male non è in me, è nell’altro! Questo è un atteggiamento esistenziale di difesa che da sempre è al centro dell’esperienza umana, oggi in particolare, penso. E crea paure, e la paura, è provato storicamente e umanamente, è una cattiva consigliera perché ci rinchiude in una visione molto limitata e non vera, falsa della vita e della storia.

E Ligabue nel ritornello canta che quello che mi fa la guerra “Ha la faccia che ho, quelle scarpe in cui sto / quello che mi fa la guerra. / Ha quella casa in cui sto, quello specchio che ho / quello che mi fa la guerra”. Cioè sono io quello che mi fa la guerra. Mi fo la guerra quando mi ritengo al centro del mondo, quando penso di poter fare tutto da solo, di valere più degli altri; quando penso e cerco di usare l’altro e il creato. Mi viene in mente il grande scontro che nei Vangeli Gesù ha con gli scribi e i farisei e con i sommi sacerdoti: rispettavano le leggi alla lettera, digiunavano e pregavano e sin facevano vedere quanto erano bravi. Nella piazze, nelle sinagoghe, nel tempio erano sempre ai primi posti. I peccati non li facevano davvero, se la situazione di Israele andava male era colpa dei pubblici peccatori, di chi collaborava con gli occupanti romani, in particolare gli esattori delle tasse, i pubblicani. Oppure dei malati, degli invalidi, puniti da Dio per qualche peccato nascosto. Gli scribi, i farisei, i sommi sacerdoti si salvavano da sé, per la loro bravura: non hanno bisogno del Cristo, e infatti lo crocifiggono.

Mi fo la guerra anche quando non voglio scoprire i miei aspetti positivi, le mie potenzialità, le mie capacità; quando non mi prendo sul serio: e questo succede spesso, quanto l’egocentrismo.

Allora Gesù ci invita alla conversione: a scendere nel nostro cuore, che per la Bibbia è la sede della nostra personalità, e riconoscere i miei pregi e i miei difetti; le mie potenzialità positive e quelle negative.

Gesù ci invita all’amore per l’altro, da non vedere come un nemico ma da amare, come io amo me stesso. Gesù ci invita a scoprire nell’incontro con l’altro la sua unicità e la mia unicità. Gesù ci invita a scoprire nel volto dell’altro, in particolare dell’ultimo, il suo Volto.

E allora basta farmi la guerra a me stesso. Basta fare impaurire le persone: sono chiamato a pacificarmi con me stesso, con l’altro e con il creato. E questo cammino è alla base, al cuore del cristianesimo.

L’incontro in Comunità è stato molto stimolante e di riflessione. Ho letto il testo di Ligabue anche ad un gruppo del Vangelo che da anni seguo e anche qui è stato stimolante per la riflessione. Se vuoi la pace prepara la pace, ci diceva p. Ernesto Balducci, a partire da te stesso e poi operare perché la pace cresca nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nel mondo intero.

Carlo Prezzolini