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Appunti

Preghiera del cuore

L’IMPORTANZA DI UNA SCUOLA PER IMPARARE A PREGARE OGGI

 

La preghiera del Nome di Gesù alimento della vita cristiana.

 

Sono rimasto molto colpito, favorevolmente, dalle catechesi del vescovo Guglielmo durante la quaresima passata, dedicate alla preghiera,  in un tempo in cui la preghiera non sembra essere la priorità per noi cristiani. In particolare sono rimasto contento che il Vescovo abbia a lungo trattato della “preghiera del Nome di Gesù”. E’ da decenni la mia preghiera e mi ha accompagnato nei momenti belli e nei momenti difficili, aridi della mia vita spirituale, tenendo sempre aperto un importante collegamento fra me e il Mistero di Dio.

Volevo ritornare su questa preghiera, soprattutto in base alla mia esperienza e volevo avanzare anche una proposta.

La “preghiera del Nome di Gesù”, o preghiera del cuore, da secoli è la preghiera che caratterizza la spiritualità dei nostri fratelli Ortodossi; si è diffusa anche in Occidente, negli ultimi decenni, con la pubblicazione del prezioso libro “Racconti di un pellegrino russo”. Questa preghiera ha profondi legami conla Scrittura: il suo testo, “Signore Gesù Cristo abbi pietà di me peccatore”: è la preghiera di Timeo, cieco di Gerico, per ottenere la guarigione, “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me” (Marco 10,48, vedi anche Matteo 9,27); è l’invocazione del pubblicano al tempio, “O Dio, abbi pietà di me peccatore” (Luca 18,13). Invoca il solo Nome “nel quale è stabilito che noi siamo salvati”, come afferma Pietro, “colmato di Spirito Santo”, davanti al tribunale ebraico (Atti 4,12). Il pregare incessante risponde a più appelli di Paolo, ad esempio nella prima lettera ai Tessalonicesi: “pregate ininterrottamente” (5,17).

Ma ritengo, soprattutto, che risponda all’invito di Gesù: “…quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega…”(Matteo 6,6), dove la camera non è tanto un posto fisico ma un posto nella nostra interiorità, dove noi stentiamo sempre più a tornare.

Il metodo della preghiera basato sul respiro, all’alternarsi di inspirazione (con l’invocazione del Nome di Gesù), pausa, espirazione (con la richiesta di aiuto), pausa,  è strettamente collegato alla nostra vita fisica, attimo per attimo, collegato ad una funzione vitale che noi possiamo gestire.  Unisce anche tutte le nostre componenti: la mente, il cuore, il corpo e l’anima, contribuendo a ricostruire l’a unità della nostra persona, contribuendo a superare le scissioni, sempre rischiose e dirompenti, che spesso abbiamo e non affrontiamo.

E’ un metodo semplice ma rigoroso, progressivo che può rispondere alla richiesta di spiritualità e di preghiera che, spesso in modo confuso, emerge dal sempre più inaridito occidente e che noi non sappiamo accogliere.

Centrandosi sul respiro, centrandosi sulle parole pronunciate, si riesce sempre di più a entrare in noi stessi, fino a diventare noi stessi invocazione e richiesta di aiuto per noi, perla Chiesae per tutta l’umanità.

Dicevo all’inizio che questa preghiera mi ha sostenuto in tutti i momenti della mia vita di cristiano adulto e della mia vocazione, in particolare nei momenti bui e aridi. Negli ultimi mesi l’ho sperimentata con un caro amico malato di Sla, nella fase terminale della malattia, quando non era possibile altro contatto: è il modo più bello che ha avuto per pregare con lui e per rimanergli vicino, ritmando l’invocazione con il suo respiro alimentato meccanicamente.

Penso che sia indispensabile riscoprire la centralità della preghiera, del silenzio e della meditazione come base e fondamento del nostro essere seguaci di Gesù Cristo: sono la linfa vitale della fede, l’alimento fondamentale della speranza e la forza costitutiva dell’amore per l’altro e per il creato.

Penso che le profonde meditazioni del nostro Vescovo in quaresima non possano essere lasciate passare senza cercare di farle diventare programma. Mi chiedo se non sia il caso di proporre in diocesi delle “scuole di preghiera”, che facciano sperimentare ai cristiani le varie possibilità che i maestri dello spirito hanno proposto, oltre a ricordare sempre la centralità della preghiera, del silenzio e della meditazione. Nell’uomo contemporaneo penso sia presente un inespresso desiderio di spiritualità, forse è presente la stessa richiesta che gli apostoli fanno a Gesù: “Signore, insegnaci a pregare” (Luca 11,1). Perché non sperimentare nuovi cammini sulla preghiera che affianchino i gruppi di ascolto della Parola?

 

Carlo Prezzolini

 

(Confronto 15 luglio 2012)