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Appunti

Nelle tue mani

Appunti dal “piccolo chiostro”

 

NELLE TUE MANI, PADRE…

 

Spesso mi meraviglio delle grandi potenzialità che ha la preghiera collegata al ritmo del respiro, che può trasformare ogni occasione della vita in momenti di profonda concentrazione e meditazione. Dopo l’insegnamento di p. Antonio Gentili nel ritiro di cui ho parlato sul Confronto del 28 ottobre, ho scoperto che la formula della preghiera del cuore può essere variata secondo le occasioni e le necessità della vita, mia e degli altri, riprendendo frasi di Gesù o delle persone che il Signore incontra nel suo cammino di annuncio del Vangelo. Può diventare quindi una lode, un ringraziamento o una richiesta di aiuto per situazioni o persone, per loro o insieme a loro: pensiamo alle persone che soffrono, ai malati, ai moribondi.

In uno degli ultimi giorni della cosiddetta “estate di ottobre”, giorni particolarmente dolci e assolati, mi è capitato di trovarmi sulla costa e sono corso a vedere il tramonto sulla riva del mare. Per me il mare è sempre stato molto affascinante, forse perché sono nato e vissuto  in Montagna e a Firenze: mi da’ l’idea dell’immensità e quindi di Dio.

Anche il tramonto del sole mi affascina in modo particolare: una delle cose che mi è rimasta nel cuore degli anni passati come parroco di Monticchiello (oltre all’affetto per i suoi abitanti e al fascino della grande e bella chiesa parrocchiale) sono  i tramonti nella Val d’Orcia. Il sole che tramonta mi dà l’idea dello scorrere del tempo, dell’alternarsi della vita e della morte. I colori e le luci dei minuti che precedono e seguono il tramonto sono particolarmente belli, nelle loro  sfumature,  infinite e mutevoli, che si riflettono sulle nubi o sul mare.

Quella sera  di fine ottobre, l’orizzonte è coperto da nuvole basse e il sole non si vede, però si vede la sua luce proiettata sopra delle lunghe strisce di nuvole incendiate di rosso. Il fascino dello spettacolo mi fa venire in mente il Salmo 8, che considero uno dei più belli e poetici:

“Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, / la luna e le stelle che tu hai fissato, / che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, / il figlio dell’uomo, perché te ne curi?”

Oppure il cantico dei tre giovani nella fornace nel libro di Daniele, che invitano tutte le creature ed il cosmo a benedire il Signore (Daniele 3)

Poi il tramonto mi provoca un istintivo moto del cuore e la preghiera sorse spontanea riprendendo quella di Gesù morente sulla croce: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Luca 23,46).

La mente si coordina con l’inspirazione nella richiesta del sostegno del Padre del Signore Gesù e Padre mio, nostro: “Nelle tue mani, Padre”, mentre il petto lentamente si riempie di vita. Qualche attimo di silenzio e di piena espansione dei polmoni, poi la richiesta di aiuto, l’invocazione “consegno il mio spirito”, mentre il petto lentamente si svuota. Ancora attimi di silenzio e di quiete, poi lentamente riprende la preghiera ritmata dal respiro. E’ stata  una preghiera dell’abbandono nelle mani del Padre, una preghiera di affidamento di tutto me stesso, della vita e del suo tramonto, nelle sue mani.

La mente dolcemente si unisce al cuore, la preghiera penetra nel profondo dell’anima mentre gli occhi contemplano le meraviglie del tramonto, che dura solo una manciata di minuti, che  sembrano tanto lunghi però. Poi la preghiera riprende la formula tradizionale della preghiera del cuore, con il riconoscere Gesù come Signore e  chiedergli che abbia compassione di me.

E scende la sera ed è l’ora di tornare al “piccolo chiostro”.

Carlo Prezzolini

 

(Toscana oggi - Confronto 11 novembre 2012)