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Appunti

Meditare sul perdono

Un cammino dal personale all’evangelico

 

MEDITARE SUL PERDONO

 

Il perdono è una parola chiave non solo del nuovo anno pastorale della Diocesi ma anche dell’esperienza personale (e comunitaria) di tutti gli uomini. E’ un argomento molto difficile da affrontare, specialmente a livello personale: però questa dimensione è indispensabile se vogliamo che le persone e le comunità crescano e diventino adulte e consapevoli.

Una delle tecniche di gruppo per facilitare la riflessione sul perdono è quella del “brain storming” (tempesta di idee): proposto un tema da affrontare in un gruppo (che abbia voglia di confrontarsi e abbia un minimo di esperienza in comune), ognuno dice che cosa ne pensa, l’animatore lo scrive in un foglio,  in modo riassuntivo e ben visibile, e, dopo che tutti si sono espressi, si discute su quanto è venuto fuori.

Ho affrontato il tema del perdono (molto spesso insieme al tema dell’amore) con gruppi di ragazzi, di ospiti di comunità di recupero per persone dipendenti da sostanze e, in questi ultimi giorni, con un gruppo di adulti. Da anni seguo un gruppo di volontari di Chiusi che lavorano per l’accoglienza dei poveri senza casa; una volta al mese, in media, propongo riflessioni su temi evangelici nella casa famiglia aperta nell’antica città etrusca. In un incontro del giugno passato emerse come tema importante, collegato alla meditazione sul Padre Nostro che ci aveva guidato nei mesi precedenti, il tema del perdono. Su questo tema abbiamo  organizzato due incontri al “piccolo chiostro” del Saragiolo in questa estate.

Siamo partiti dal cercare di definire “che cosa è il perdono”. Sono venute fuori definizioni molto interessanti: non portare rancore; una fatica; è collegato all’ascolto; accettazione dell’altro; un sollievo personale dell’anima; amore, dono di Dio; amore gratuito; darsi e dare all’altro una nuova possibilità; il dono più grande dell’amore; non fissarsi al passato; cammino faticoso che ti trasforma; percorso educativo.

Il passo successivo, per approfondire il tema, è stato quello di chiedersi “che cosa non è il perdono”: non è far finta di niente, castigare, debolezza, rigidità mentale; non è mancanza di responsabilità, non è qualcosa che mi posso dare da me ma è un dono; non è reprimere la rabbia e giustificare l’altro; non è a senso unico; non è realizzabile.

Riflettendo su queste risposte, ho proposto al gruppo di riassumere quanto detto, arrivando ad una definizione condivisa del perdono: è una dimensione fondamentale dell’amore, ha una dimensione personale e sociale, libera dall’odio e dal rancore che mi fa vivere schiacciato nel passato e dà agli altri e a me nuove possibilità.

Altra domanda più personale: perché scelgo di perdonare? Le risposte si rifanno alle definizioni di perdono ma questa volta le risposte sono in prima persona: per liberarmi da una zavorra e dal marcio del rancore; perché non voglio escludere l’altro dalla mia vita; per sentirmi più buono; per accettare i miei limiti e quelli degli altri; per sentirmi meglio interiormente; per amore dell’altro; per tranquillità di coscienza; per darsi nuove possibilità e liberarsi dal rancore; per vivere gli stessi sentimenti di Gesù. Anche su questo aspetto abbiamo cercato una sintesi condivisa: scelgo il perdono perché è una via per conoscersi e per conoscermi, per crescere personalmente e insieme, mettendomi in discussione.

A questo punto ho chiesto: ma io chi posso perdonare? Le risposte hanno insistito sull’altro e sugli altri, vicini o lontani e solo dopo un chiaro stimolo è emerso che sono chiamato a perdonare anche me stesso per il male che fo agli altri e che posso farmi. Quasi tutti hanno dichiarato che davano per scontato questa dimensione del perdono…

Nell’incontro successivo abbiamo riletto i cartelloni scritti precedentemente ed ho proposto di scendere ancora di più a livello personale, chiedendoci “come io perdono”. E tutti hanno proposto la propria via, il proprio cammino per cercare di perdonare: cercando di accettare l’altro e me stesso; sciogliendo, o almeno allentando i nodi nelle relazioni; cercando di mettersi nei panni dell’altro, nella sua storia; elaborando riferimenti ideali; accettando la realtà; puntando tutto sulla fede.

A questo punto ho suggerito che a monte di tutto c’è il Padre che ci perdona, proponendo riferimenti evangelici sul perdono: “perdonate e sarete perdonati” (Luca 6,37), la richiesta contenuta nel ‘Padre nostro’ “perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore” (Luca 11,4). In particolare ci siamo soffermati sulla preghiera del Signore crocifisso al Padre per i suoi carnefici: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Luca 23,34).

Per il gruppo si è trattato di un piccolo cammino partito da aspetti umani personali e arrivato ad una meditazione evangelica, un percorso fondamentale, ritengo, per vivere in profondità la nostra fede.

 

Carlo Prezzolini

 

(Toscana oggi - Confronto 23 settembre 2012)