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Appunti

Le Piaghe del Signore risorto

 

LE PIAGHE IDENTITA’ DEL SIGNORE RISORTO

 

“La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei giudei”: così l’evangelista Giovanni introduce l’apparizione del Signore risorto ai discepoli (Giovanni 20,19). Chiusi, probabilmente nel luogo della santa Cena, per paura: gli amici di Gesù non hanno creduto alla vibrante testimonianza di Maria di Magdala (Giovanni 20,18), la morte del Signore è stata troppo scandalosa e dolorosa e loro lo hanno abbandonato. Che vale la testimonianza di una donna, anche se discepola come loro? avrà avuto senz’altro una allucinazione, come sostengono i discepoli di Emmaus, sconvolti dalla “visione di angeli” avuta da alcune “donne, delle nostre … i quali affermano che egli è vivo” (Luca 24,22-23)!

Il Risorto si prende cura della difficoltà a credere dei suoi amici; durante la santa Cena, ha promesso che non li avrebbe lasciati soli e torna a sostenerli nel loro dolore e nella loro incredulità: “ora siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia.” (Giovanni 16,22). La morte è una cosa seria, è orrenda, un buco nero dal quale non si scappa fuori.

E il primo giorno di un tempo nuovo Gesù torna dai suoi amici rinchiusi nella paura: “ ’Pace a voi!’. Detto questo mostrò loro le mani e il fianco” i segni della crocifissione che diventano identità del Signore risorto. E i discepoli sono pieni di gioia, che nessuno gli potrà togliere (Giovanni 20,19-20): vedono che la morte non ha avuto l’ultima parola, non ha vinto ma è stata vinta dal loro Maestro. Scoprono che il supplizio della croce non è stato lo scandalo estremo ma il vertice dell’amore del Padre manifestato nel dono del Figlio, solidarietà con tutti i crocifissi che la barbarie umana ho ammazzato e ammazza anche oggi, solidarietà estrema con la loro morte, che viene illuminata dalla speranza della vita nuova nella risurrezione di Gesù. Giovanni torna più volte nel suo Vangelo sulla croce come vertice dell’amore del Signore, come trono della gloria di Dio: pensiamo all’incontro di Gesù con Nicodemo (Giovanni 3,1-15) o all’incontro con alcuni Greci quando Gesù afferma “io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” e l’evangelista appunta che “diceva questo per indicare di quale morte doveva morire” (Giovanni 12,32-33). Il quarto Vangelo racconta la passione e la crocifissione nell’ottica dell’innalzamento e del dono dell’amore: Gesù non urla ma dice “E’ compiuto” e morendo dona lo Spirito e dal costato trafitto dal colpo di lancia dona acqua e sangue (Giovanni 19,30,34), simboli dei sacramenti del Battesimo e dell’Eucaristia.

Le ferite dei chiodi e lo squarcio del costato diventano “i segni” richiesti dai sacerdoti e dai farisei quando Gesù aveva scacciato i venditori dal tempio, trasformato in mercato (Giovanni 2,13-22).

Questa rivisitazione teologica della crocifissione e morte di Gesù che ci propone Giovanni, sarà alla base dell’iconografia della croce gloriosa e del Christus triumphans”, che fino al 1200 artisticamenterappresenteranno questo tema: il Crocifisso è risorto sulla croce.

Tommaso, uno dei Dodici, quella domenica non era con gli amici e non crede che abbiano visto il Signore risorto: è come i suoi amici che non avevano creduto alla Maddalena; più che incredulo è addolorato e sconvolto dalla morte del Signore. E Gesù si prende cura anche del dolore e delle difficoltà di Tommaso e, la domenica successiva, torna per lui e gli mostra i segni della sua identità, le piaghe, invitandolo a toccare le ferite. E Tommaso riconosce dalle ferite il suo Signore e il suo Dio (Giovanni 20,24-29). Il Signore che mostra le piaghe come prova della sua identità è l’ultimo “segno” che l’evangelista scrive nel “libro” perché noi possiamo credere “che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome” (Giovanni 20,30-31).

“Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”, termina Gesù l’incontro con Tommaso e il Vangelo è scritto proprio perché noi, che non abbiamo visto con gli occhi del corpo, possiamo credere, incontrare il Signore. Il “libro” è la via che l’amore di Giovanni per il suo Maestro ha prodotto per noi.

Il racconto dei discepoli di Emmaus (Luca 24,13-35) ci indica altri due modi per l’incontro col Signore, oltre alle Scritture: l’Eucaristia e un viandante che cammina con loro.

Il Vangelo, i Sacramenti, in particolare la santa Cena, il prossimo, in particolare i poveri, sono le strade per cui possiamo incontrare il Signore, personalmente e come Chiesa, povera che si fa prossima ai poveri, ai crocifissi di tutti i tempi e cammina con loro nelle contraddizioni e nei drammi della storia. Gesù lo dimostra con chiarezza nella sua storia, in particolare nel segno delle piaghe che diventano l’identità dopo la risurrezione

 

Carlo Prezzolini

 

Toscana oggi – Confronto 1 giugno 2014