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Appunti

La via dell'acqua

 La via dell’acqua

 Il fuoco, la terra, l’aria e l’acqua: i quattro elemento che, secondo l’antica filosofia greca, sono alla base di tutto ciò che esiste. A questi elementi ho dedicato gli ultimi “appunti dal piccolo chiostro”, rivisitando una esperienza proposta a Romena, durante gli esercizi spirituali per sacerdoti, religiosi e religiose dell’autunno passato. Rimane da meditare sull’acqua, l’elemento che la nostra esperienza collega con più facilità alla vita. Senza acqua non esisterebbe niente di vivo sulla Terra, nessuna pianta, nessun animale di qualsiasi specie, non esisterebbe l’uomo; le prime città nacquero lungo i grandi fiumi dell’Africa mediterranea e del vicino Oriente, il Nilo, il Tigri e l’Eufrate. I bambini crescono nell’acqua dell’utero materno. La vita stessa, secondo la Bibbia, e la scienza conferma, nasce nell’acqua il quinto giorno della creazione (Genesi 1,20-23).

 

Non stupisce che questo elemento sia, per tutte le civiltà umane e per tutte le religioni, altamente simbolico: per il cristianesimo pensiamo alle acque del diluvio, del battesimo di Giovanni il Battista, del battesimo cristiano. L’opera del Secondo Isaia, profeta che consola gli esuli a Babilonia negli anni che precedono la liberazione (538 a. C.), termina paragonando la Parola di Dio al ciclo dell’acqua: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare (…) così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero” (Isaia 55,10-11).

L’acqua dona la vita, rinfresca, pulisce noi e le cose: a Romena l’abbiamo toccata, gustata, ci siamo rispecchiati in lei. Come è bello sentire i ruscelli che scorrono, hanno canti armoniosi e creano ambienti freschi e vivi, profondamente diversi fra di loro.

Come gli altri elementi l’acqua è fonte della vita ma può essere anche fonte di morte. Assistiamo a nuovi diluvi, non universali magari: bombe d’acqua devastanti, alluvioni, maremoti. Anche il nostro paese è spesso vittima dell’acqua, quasi sempre per scelte di gestione del territorio sbagliate: le montagna e le colline sempre più abbandonate; scelte urbanistiche di rapina, guidate dalla sola logica del profitto, fatte senza indagini geologiche, su terreni a rischio di frana o inondazioni. L’inquinamento della nostra civiltà, oltre al progressivo scioglimento dei poli e dei ghiacciai, ha dato inizio ad un processo di desertificazione delle zone più calde, che coinvolgerà anche il meridione del nostro Paese e che già ora costringe centinaia di migliaia di persone a fuggire dalla loro terra. E’ facile profeta chi ipotizza che le nuove guerre dei prossimi decenni non saranno più solo per il controllo delle fonti energetiche, petrolio e gas, ma sempre più scoppieranno per il controllo dell’acqua.

Chi è stato anche solo in visita negli slum delle città dei paesi poveri e ha visto quanta poca acqua hanno a disposizione le persone che vi vivono, non può che stupirsi di quanta acqua sprechiamo noi, nella civiltà dei consumi. Molti si fanno la doccia tutti i giorni, magari senza fare lavori particolarmente faticosi, consumando acqua, energia per scaldarla e privando la loro pelle delle sue difese. Si aprono cannelle al massimo, quando basterebbe molto meno flusso; improvvidi idraulici continuano a usare sciacquoni nei bagni con un unico scarico; si fanno, spesso, lavatrici e lavapiatti non a pieno carico.

Quanta acqua potremmo risparmiare con piccoli accorgimenti. Per i fiori e per l’orto, secondo le dimensioni, possiamo usare l’acqua di lavatura delle verdure e della frutta o raccogliere, con tanta facilità, l’acqua piovana in appositi contenitori messi sotto i discendenti dai tetti. Qualche comune ha iniziato a proporre acqua naturale o frizzante, gratuita la prima a poco prezzo la seconda, che i cittadini possono prendere riempiendo bottiglie riutilizzate, di vetro e di plastica, con risparmi economici e diminuzione dei rifiuti. Fra l’altro è acqua più sana di quella che si compra nelle bottiglie.

“Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli (…)

Benedite, piogge e rugiade, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli (…)

Benedite, rugiada e brina, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli (…)

Benedite, ghiacci e nevi, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli (…)

Benedite, sorgenti, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, mari e fiumi, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli”:

quante volte il cantico dei giovani miracolosamente salvati dalla fornace in cui li aveva buttati il re Nabucodònosor, durante l’esilio di Israele a Babilonia, ritorna sulla realtà delle acque, invitandole a benedire il Signore (Daniele 3,52-90)

“Sorella acqua”, come la canta Francesco, richiede una nostra conversione alla natura e ai suoi ritmi per essere rispettata e non più inquinata.

 

Carlo Prezzolini

 

Toscana oggi, Confronto, 20 luglio 2014