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Appunti

Un cammino sul perdono con i catechisti di Piancastagnaio

Un cammino sul perdono con i catechisti di Piancastagnaio

 In questo anno pastorale dedicato alla penitenza e al sacramento del perdono mi è capitato più volte di affrontare con dei gruppi questo tema, fondamentale per il cammino umano e cristiano di una persona e di una comunità. Nelle ultime settimane ho proposto un piccolo cammino al gruppo dei catechisti di Piancastagnaio, insieme al parroco don Gian Luca.

Quello di Piancastagnaio è un bel gruppo di catechisti, di oltre 15 persone, che settimanalmente si ritrovano insieme al parroco per riflettere e programmare il difficile e faticoso cammino di formazione dei bambini e dei ragazzi per i sacramenti della Comunione e della Confermazione. Anche in questa occasione ho proposto lo sperimentato metodo del  “brain storming”, della tempesta di idee: il tema del perdono è stato articolato in tre incontri, ognuno è stato invitato a proporre le proprie idee, che venivano scritte su un foglio e poi discusse.

Il gruppo è sperimentato ed è stato facile coinvolgerlo; anche io e don Gian Luca abbiamo partecipato a questa “tempesta di idee”. “Cosa è il perdono”, “cosa non è il perdono”, “perché perdonare” e “chi perdonare”: sono stati gli argomenti discussi nei primi due incontri. Sono venuti fuori atteggiamenti, sentimenti ed emozioni profondi e ci sono stati importanti scambi di idee e di riflessioni. Mi ha colpito in particolare il fatto che in molti all’inizio sostenevano la indispensabilità della reciprocità, mentre alla fine dell’esperienza abbiamo constatato che la reciprocità può anche non esserci perché la dinamica del perdono sana non solo chi è perdonato e migliora una comunità, ma apre nuove prospettive positive soprattutto a chi perdona. Abbiamo anche riflettuto sul fatto che il perdono non è un sentimento, una scelta di vita solo dei cristiani ma può essere di tutta l’umanità, perché nasce da un bisogno di superare le secche dell’odio e del risentimento, di non fermarsi al passato ma darsi e dare all’altro nuove possibilità per continuare il cammino della vita.

Il secondo incontro è terminato con la riflessione sui passi evangelici che ci invitano a scegliere il perdono: in particolare abbiamo riflettuto sul Signore Gesù che, morendo sulla croce, prega per i suoi crocifissori: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che anno” (Luca 23,34). E’ stato molto bello riflettere sul fatto che il più grande peccato della storia umana è stato compiuto da persone inconsapevoli del male che facevano, anzi pensavano di fare la volontà di Dio. Spesso anche noi facciamo del male per superficialità, perché sommersi dai nostri limiti o dal dolore, magari perché centrati su noi stessi, inconsapevoli: quanto è importante poter pensare che anche chi ci offende si possa trovare in questa situazione.

Abbiamo dedicato anche un incontro ad un tema difficile: “io e il perdono”, per cercare di affrontare e di condividere le nostre esperienze e le nostre difficoltà reali. Devo riconoscere che questa è stato l’incontro più complesso perché non siamo abituati a condividere sentimenti e stati d’animo.

Da questo cammino è scaturito un altro scambio su problemi di una classe di ragazzi, con situazioni di conflitto fra gruppi. Alcuni catechisti mi avevano chiesto di proporre l’esperienza del “brain storming” alla classe; poi, confrontandoci, ci siamo detti le difficoltà di discutere direttamente su un tema tanto complesso con i nostri giovani ed è stato deciso di affrontare il problema proponendo ai ragazzi di riflettere sulle “regole d’oro” proposte dalla Scrittura e rinnovate da Gesù: “Non fare agli ciò che non vorresti fosse fatto a te” (cfr. Tobia 4,15) e “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te” (cfr. Matteo 7,12). Il suggerimento emerso nel lavoro di gruppo degli adulti è risultato molto stimolante per i ragazzi.

Il cammino sul perdono è terminato con un incontro aperto a tutti, nella chiesa di San Filippo dopo la santa Messa di un venerdì pomeriggio: ho proposto una meditazione sulla parabola più bella che Gesù racconta sul perdono e sull’accoglienza dell’altro: quella del “Padre misericordioso”, che spesso chiamiamo del “Figliol prodigo”. E’ bello scoprire come il Padre non impone la sua volontà ma lascia liberi tutti e due i figli di fare i loro errori. Perché? Perché l’amore quando è vero crea libertà anche di non essere ricambiato e perché l’unica sua forza è la sua capacità di accogliere sempre l’amato. Il Padre attende, scruta l’orizzonte sperando nel ritorno del figlio minore, corre ad abbracciarlo, come corre a pregare il figlio maggiore di accogliere il fratello che ha sbagliato.

Il Padre è convinto che il suo amore abbia messo un seme di vita nel cuore dei figli, seme che porta frutto oltre ogni loro errore e ogni loro limite. I figli, nonostante tutti i peccati che possono fare, restano sempre i suoi figli prediletti.

 

Carlo Prezzolini

 

(Toscana oggi – Confronto 16 giugno 2013)