Vinaora Visitors Counter

780494
Today
Yesterday
This Week
Last Week
This Month
Last Month
All days
149
353
713
771050
3933
11202
780494

Your IP: 3.226.245.48
Server Time: 2020-08-12 11:50:30

Appunti

Il conformismo piaga della chiesa.

IL CONFORMISMO PIAGA DELLA CHIESA

 In una intervista a Famiglia cristiana del periodo elettorale (n. 4/2013) il cardinal Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, all’interno della constatazione di una assenza dalla vita politica dei valori cristiani, lamentava il “conformismo diffuso che porta a mimetizzarsi”, senza dare ragione della propria fede, da parte dei laici cristiani. Condivido questa analisi anche se   il conformismo mi sembra  un male diffuso in tutta la Chiesa, anzi ritengo che sia una vera e propria piaga del cattolicesimo degli ultimi decenni.

L’estate passata leggevo un volume sulla situazione  del mondo cattolico, “Manca il respiro. Un prete e un laico riflettono sulla Chiesa italiana”, scritto da S. Xeres e G. Campanini per l’editrice Ancora: un libro molto interessante, che ho recensito su Testimonianze (nn. 484-485). Mi vide un giovane prete che mi chiese a chi mancava il respiro ed io risposi che, secondo gli autori, mancava alla Chiesa. Categorica fu la risposta: “Non alla Chiesa, il respiro manca ma a loro”, cioè agli autori. Queste battute mi sembrano significative di una situazione diffusa: si cerca di etichettare come “nemico” chiunque, prete o laico, esprima pareri difformi dalla gerarchia vaticana. Dal forte confronto degli anni post conciliari del papato di Paolo VI, siamo passati all’eccesso opposto, durante il papato di Giovanni Paolo II. Nulla accade per caso, naturalmente, perché il conformismo fa comodo, non dà noia, non disturba i vertici. Quanti Vescovi hanno discusso e discutono certe scelte della Chiesa negli ultimi decenni? Scendendo la piramide, ci si potrebbe chiedere quanti preti discutono le decisioni del loro Vescovo, oppure quanti laici?

Il conformismo crea apparente unità ma porta mancanza di coraggio, mancanza di crescita e di consapevolezza: e quindi porta alla mancanza di una vera testimonianza della fede, della speranza e della carità dei cristiani, di fronte ai drammi che sconvolgono il mondo contemporaneo.

Mi sembra significativo che nell’America latina la mancanza di coraggio della Chiesa, che spesso si trasforma in immobilismo, ha portato al radicamento e alla crescita delle nuove sette protestanti, di stampo fondamentalista, nate negli Stati Uniti e ad una forte diminuzione della percentuale dei cattolici. E in questo continente, dove vive ormai il 40 % dei cattolici, si sta scrivendo  il futuro della Chiesa cattolica: è molto significativo che da questa terra venga papa Francesco.

La complessità della società di questo inizio di millennio, i problemi di relazioni in una umanità che sembra non avere più confini, i problemi ecologici che mettono in discussione il futuro del pianete, i problemi di un modello di sviluppo obsoleto e non più praticabile, in mano a pochi poteri finanziari e che alimena crescenti squilibri; l’orizzonte sempre più ristretto al dato materiale dell’umanità e il pericolo di nuove guerre di religione originate dai fondamentalismi: questa complessa realtà in continuo movimento richiede una presenza nuova, coraggiosa e profetica della Chiesa cattolica e delle Chiese cristiane, unite da un impegno comune per donare all’umanità una nuova prospettiva di pace e di solidarietà.

E tutti i cristiani, dai laici al Papa, non possono che essere consapevoli del momento storico che viviamo, aperti al dialogo, testimoni efficaci di un modo nuovo di vita possibile, animato dall’amore della Trinità. In questo scenario davvero il conformismo è mancanza di coraggio, di consapevolezza, di maturità umana e spirituale; è mancanza di amore per la Chiesa, e una vera e propria piaga.

Papa Benedetto ha motivato il suo gesto, di grande coraggio e di grande profezia, di dimettersi con due ordini di problemi: la sua salute e i suoi limiti fisici e le difficoltà interne alla curia vaticana, che non ha saputo e potuto affrontare. Questo compito passa a papa Francesco.

Spero vivamente che Francesco I, che propone un nuovo modo di essere Papa e un nuovo stile di vita centrati sul Vangelo, apra nuove prospettive di dialogo e di confronto anche dentro la Chiesa. Il cammino da fare si presenta lungo ed urgente, a partire dalla formazione nei seminari e nelle comunità, a partire dalla riforma della curia vaticana, da decentrare e da vedere esclusivamente come servizio per la Chiesa. La strada è stata aperta dal Concilio Vaticano II e va ripresa, ripensandola alla luce delle profonde modifiche avvenute nell’Umanità.

 

Carlo Prezzolini