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Appunti

Gioco del gomitolo

Appunti dal piccolo chiostro

 

IL GIOCO DEL GOMITOLO

 

Da oltre 20 anni è aperta sull’Amiata, ad Abbadia San Salvatore, una comunità per recuperare le persone dipendenti da sostanze, droghe o alcol, che fa parte del “progetto uomo” dei Centri di solidarietà: con un gruppo di amici l’abbiamo fondata e per me è stata una grande scuola di vita e di umanità. Ho scoperto delle persone con i loro problemi, al di là di facili etichette, problemi che sono anche miei; ho camminato con loro nei momenti belli o drammatici della loro storia, con loro ho gioito e sofferto e condiviso con una intensità eccezionale  che non ho sperimentato da nessun’altra parte. Le comunità del Centro di solidarietà sono dette “terapeutiche” perché nell’articolarsi del percorso cercano di scoprire le motivazioni profonde che sono dietro a scelte distruttive che tante persone fanno e cercano di scoprire un cammino esistenziale nuovo. Oggi si trovano di fronte ad un orizzonte dipendenza molto più complesso dei decenni passati: le sostanze sono più forti, chimicamente modificate, e spesso creano problemi psichiatrici, per cui molti ragazzi in programma presentano una doppia diagnosi. E spesso capita che abbiano percorsi molto difficili e dolorosi. Dopo la morte della mia Mamma sono particolarmente sensibile alle “perdite”: persone che ho conosciuto e con le quali ho instaurato un rapporto e che non trovo più, qualcuno magari non è più in vita, mi creano lutti difficili da rielaborare. Ma la crescita umana e spirituale prevale sempre, per me, sul lutto e sulle perdite, esperienza fondamentali del resto.

E allora continuo a fare volontariato: per tanto tempo ho gestito dei gruppi su aspetti forti della vita, con la tecnica del “brain storming” (tempesta di idee): abbiamo riflettuto sull’amore, sull’amicizia, sul perdono… Almeno una volta al mese vi celebrola Messae a volte invito le persone in programma a cena da me. Ripeto: sono sempre momenti molto belli, anche se molto impegnativi, di profonda condivisione umana e spirituale.

L’ultimo sabato ho partecipato ad un gruppo gestito da Laura, una operatrice della comunità: il gioco del gomitolo. Eravamo disposti in cerchio nella sala incontri, davanti al camino acceso, ed ha iniziato Laura che, dopo aver spiegato la dinamica del gioco, tenendo il capo del gomitolo, lo ha passato ad un membro del gruppo dicendogli una cosa importante, nel modo più positivo possibile: un apprezzamento, una critica, magari un chiedergli scusa o proporre una breve riflessione sui rapporti personali. Chi ha avuto il gomitolo può ripassarlo a chi glielo ha dato, proponendo un pensiero o una emozione o passarlo ad un altro, tenendo in mano un il filo.  Il gioco è durato più di un’ora (eravamo una quindicina) in un clima di ascolto e attenzione reciproca. E’ emersa una grande ricchezza di umanità e di spiritualità; quasi tutti siamo riusciti a metterci in gioco, esprimendo sentimenti e relazioni profonde. Per me è riemersa una grande lezione che ho imparato nel Vangelo: Gesù ci insegna che non possiamo dare per perso nessuno, che tutte le persone hanno una potenzialità, non solo negativa ma anche positiva, enorme e tutte possono rinascere, o meglio possiamo rinascere.

Spesso le persone che cadono nella dipendenza sono le persone più sensibili e magari più deboli e fragili. Non esiste lo stereotipo del “drogato” che spesso i “sani” hanno: esistono tante persone che danno una risposta sbagliata ai loro problemi, alle loro fragilità. Ma che sempre possono rincominciare: “solo tu puoi farlo, ma non da solo”, afferma un efficace slogan del progetto uomo.

Alla fine del gioco ho espresso due sentimenti di fronte al capolavoro artistico dell’intreccio dei fili del gomitolo che partivano e arrivavano nelle nostre mani, quadro fortemente simbolico: di grande gioia per l’esperienza forte che avevamo fatto, per la bellezza che umana che tutti avevano dimostrato e di grande speranza perché questa ricchezza sia usata per la vita, per il cambiamento. Ho riflettuto sull’esperienza fatta in alcuni incontri personali, poi abbiamo mangiato insieme e ci siamo dati appuntamento per il sabato successivo, per partecipare ad un nuovo gruppo e poi per celebrarela Messanel pomeriggio.

Il “gioco del gomitolo” può essere un buon gioco anche per gruppi di ragazzi “normali”.

 

Carlo Prezzolini

 

(Toscana oggi – il Confronto 9 dicembre 2012)