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Appunti

GESU’ VOLTO DELL’AMORE DEL PADRE

GESU’ VOLTO DELL’AMORE DEL PADRE

 

Per prepararci all’apertura del giubileo della Misericordia indetto da papa Francesco, ho tenuto  per la comunità parrocchiale di Piancastagnaio degli incontri su “La Misericordia del Padre nei Vangeli e nell’arte”, riprendendo alcuni temi già trattati in articoli su “Toscana oggi”. Gesù  è il volto dell’amore misericordioso del Padre, che mostra, fa comprendere con i suoi insegnamenti e con i suoi gesti, con la sua vita. Come approccio ho scelto dei brani dei Vangeli meditandoli e facendoli “vedere” con opere d’arte. Ho utilizzato l’arte  per raccontare il Vangelo: proprio questo è il fine dell’arte dell’Occidente cristiano, da Giotto in poi, mentre l’arte dell’Oriente ortodosso ha continuato a dipingere sante icone, che invitano a contemplare il mistero di Dio.

Il percorso si è articolato in tre tappe: la Misericordia del Padre, Gesù volto dell’amore del Padre e Gesù che invita i suoi amici ad essere misericordiosi come il Padre.

Sul primo tema ho proposto la meditazione sulla parabola del “Padre misericordioso” dal Vangelo di Luca (15,11-32): l’Amore del Padre è all’origine di tutto, dell’universo, dell’umanità, che sostiene nonostante le nostre fughe da Lui; è all’origine dell’incarnazione del Figlio, che diventa uomo per farci comprendere questo Amore. L’Amore del Padre è descritto in maniera stupenda nella parabola: è talmente grande che lascia liberi i figli anche di allontanarsi da lui, perché il vero amore non impone niente, attendendo con pazienza il ritorno di chi lo ha abbandonato, fisicamente o esistenzialmente. La parabola è riassunta in un modo stupendo dal quadro del pittore fiammingo Rembrandt, attivo intorno alla metà del XVII secolo. Nella sua ultima tela il famoso artista si centra nel ritorno del figlio che aveva abbandonato il Padrr: ridotto come un mendicante, decide di tornare per non morire di fame e di stenti e il Padre, vecchio e quasi cieco, lo accoglie con un abbraccio amoroso che tutto perdona. Sulla destra del quadro è raffigurato il figlio maggiore, rimasto a casa ma come un estraneo: guarda con sospetto e distacco l’abbraccio misericordioso.

Gesù incarna l’Amore del Padre e lo testimonia con la sua storia, con la sua vita e con il suo insegnamento, accogliendo tutti con una straordinaria apertura ed umanità. Accoglie anche dei pubblici peccatori, degli esattori delle tasse venduti ai romani occupanti e disprezzati da tutto il popolo. Accoglie Zaccheo, capo degli esattori delle tasse di Gerico e ricco (Luca 19,1-10), vuole diventare suo amico e, peccando, si invita a casa sua. Aveva chiamato Matteo, anche lui esattore delle tasse di Cafarnao, a diventare suo discepolo. Matteo lo segue e si innamora così tanto di Gesù da raccontarne la storia e da dare la vita per testimoniarlo nella lontana Etiopia. Con una pittura profondamente umana e di una grande spiritualità, la storia di Matteo è raccontata dal Caravaggio, pittore attivo fra la fine del 1500 e gli inizi del 1600. Caravaggio, rivoluzionario rinnovatore dell’arte, uomo  con profondi drammi esistenziali ma di una eccelsa spiritualità, raffigura tre eventi fondamentali della vita dell’Evangelista: la chiamata, Matteo che scrive il Vangelo e il martirio. L’elegante giovane che traffica in soldi, scettico di fronte al Signore che lo chiama, dopo aver donato se stesso, diventa un povero vecchio ispirato da un angelo e travolto dall’irruenza di un giovane erculeo che lo martirizza mentre celebra l’Eucaristia.

Gesù ci invita a seguire il suo esempio, la sua vita, ad essere misericordiosi come il Padre suo e nostro (Luca 7,36). La pagina più bella e inquietante, se la comprendiamo bene e la paragoniamo alla mentalità del nostro tempo, di questo invito è scritta nella parabola del “Buon Samaritano” /(Luca 10,29-37): un povero disgraziato, rapinato e percosso a morte, non è soccorso da un sacerdote e da un levita, che non si vogliono sporcare le mani con il suo sangue e diventare impuri. Ha compassione di lui un nemico, un eretico, un samaritano, che lo soccorre, lo porta con sé e se ne prende cura. Ho mostrato questa parabola con un quadro del pittore di Manciano, Paride Pascucci (1866-1954): è uno dei pochi dipinti a tema religioso dell’artista, che si centra sulla dura vita dei contadini della Maremma. Il Samaritano, di cui non si vede il volto, si piega premuroso e compassionevole verso il disgraziato nudo e mezzo morto.

C’è la mia disponibilità a proporre questi incontri anche in altre realtà.

 

Carlo Prezzolini     

 

Toscana oggi – Confronto 7 febbraio 2016