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Appunti

Emergenza per i beni della nostra storia

Emergenza per i beni della nostra storia

E’ da tanto tempo che non studio le architetture e l’arte cristiana delle nostre terre, le vicende personali di questi ultimi mesi hanno come bloccato le mie capacità di ricerca e di lavoro culturale. Per fortuna gli amici Ilvo Santoni, Lidiano Balocchi e Michele Nucciotti hanno ripreso in mano un mio vecchio progetto per la pubblicazione di un volume sul convento francescano della Trinità alla Selva di Santa Fiora, stimolandomi con forza a dare anche il mio contributo.

Grazie a loro, con fatica, ho ricominciato questo impegno, che da sempre è stato il mio contributo personale alle nostre Comunità e alla nostra Chiesa. Il convento della Selva è ricco di leggende e di storia, che risale alla costruzione di una chiesa dedicata al Mistero di Dio da parte degli Aldobrandeschi nella seconda metà dell’XI secolo, quasi 1000 anni fa. La chiesa viene donata nel 1103 dalla nobile famiglia al monastero benedettino femminile di Montecelso, vicino alla città di Siena. Nel 1114 i Vescovi di Sovana e di Chiusi consacrano la chiesa e il monastero, che poi nel 1235 passa alle monache cistercensi e viene abbandonato negli anni 1321-24, perché le religiose si trasferiscono nel castello di Santa Fiora. L’antico insediamento viene trasformato in eremo fino al 1490 quando il conte Guido Sforza, figlio di Bosio e di Cecilia, ultima discendente degli Aldobrandeschi, lo dona ai frati francescani che danno inizio ad una nuova forma di vita cenobitica alla Selva e, intorno alla metà del 1700 ricostruiscono la chiesa e il convento, nelle forme che sono arrivate fino a noi. La nuova esperienza finisce nel 1991, quando il convento viene soppresso e abbandonato. La chiesa passa di proprietà, con una parte del convento stesso, alla parrocchia della Selva ed è stata recentemente restaurata su progetto dell’architetto Massimo Francardi e dietro l’intervento dell’Ufficio diocesano per i beni culturali.

Il mio lavoro è una semplice guida che porta il lettore nelle ipotesi di evoluzione architettonica del complesso e nella comprensione dei simboli  artistici di cui questo è ricco. Le forme del monastero e del primo convento francescano possono solo essere ipotizzate, per una conferma  vanno fatte analisi archeologiche e rilievi scientifici del complesso conventuale. Ipotizzo anche uno stretto collegamento spirituale fra il monastero della Selva e la vicina abbazia benedettina del Santissimo Salvatore, uno dei luoghi in cui, intorno al 1000, ritengo sia stato elaborato e diffuso il culto alla Santissima Trinità.

Per il mio pezzo sono tornato più volte nel convento, ho rivisitato l’elegante chiesa a tre navate, ammirato di nuovo la pala robbiana della Trinità, scoperto che il chiostro settecentesco in un lato ha colonnette e peducci provenienti dalla precedente redazione rinascimentale. Ilvo Santoni mi ha passato anche la foto di una trave di una capriata con dipinta la vistosa data del 1673, ma non si ricordava dove era collocata. Ritenendo importante conoscerne la collocazione, mi sono fatto accompagnare dall’amico Luciano Tortelli, appassionato selvaiolo, a visitare le soffitte della chiesa e del convento. Abbiamo trovato  la trave ricordata, posta sopra il coro della chiesa ma la visita ci ha fatto scoprire un gravissimo problema al tetto del convento: nel lato che guarda verso oriente c’è una trave che si è stroncata per vecchie infiltrazioni e una parte importante del tetto si è aperto. Il problema è così grave che mette a rischio la stabilità e l’esistenza stessa dell’antico convento francescano se non verranno effettuati urgenti lavori di riparazione della copertura.

Nel borgo del centro storico di Santa Fiora si trova anche il convento delle Cappuccine, a fianco della chiesa del Crocifisso, da tempo abbandonato che rischia una brutta fine. Siamo in piena emergenza per il ricco patrimonio di beni architettonici ecclesiastici.

Carlo Prezzolini

Toscana oggi Confronto 28 maggio 2017