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Appunti

Convertirsi alla natura

Appunti dal “piccolo chiostro”

 

RITORNARE VERSO IL CREATO

 

Prendendo come esempio la stupenda, e molto attuale nei contenuti, parabola del “Padre misericordioso”, o del “Figliol prodigo” (Luca 16,11-32), penso si possa affermare che l’umanità, e le singole persone all’inizio del III millennio abbiano la necessità e l’urgenza di ritornare, di riconciliarsi  non solo con il Padre e con i fratelli ma anche  con la natura. Del resto mi sembrano aspetti oggi non scindibili, vista la disastrosa crisi ambientale che stiamo vivendo. L’umanità non è altra cosa rispetto al creato, un nuovo equilibrio fra queste realtà è la prima scelta per la vita e per l’unico futuro possibile che siamo chiamati a fare. Uno degli aspetti più importanti della crisi economica, antropologica e spirituale della società contemporanea è proprio l’allontanamento, la frattura fra la civiltà ela Terra.

La Parolaci fornisce una verità profonda sul rapporto uomo natura. Il racconto della creazione ci parla di Dio che contempla la natura, le creature belle che sono nate dal suo amore e le affida all’uomo perché continui la sua opera (Genesi  1 e 2): distruggere, inquinare, rovinare il creato è un grave peccato contro l’opera del Creatore e contro la vita. Non solo, ma convertirsi, ritornare al creato è una strada per riscoprire il Creatore. I riferimenti sono numerosi nell’Antico Testamento: pensiamo al Salmo 8 dove il salmista medita sulla “magnificenza” di Dio vedendo i cieli, la luna e le stelle e medita sulla povertà e sulla grandezza dell’uomo, poca cosa, piccolissimo di fronte a queste realtà eppure fatto “poco meno di un dio”. Pensiamo al meraviglioso cantico dei tre giovani salvati da Dio dalla fornace dove li aveva buttati il re Nabucodònosor: tutte le creature, ricordate in un lungo elenco, sono invitate a benedire il Creatore (Daniele 3,52-90); questo inno poetico è l’ispiratore del “Cantico delle creature” di frate Francesco, che loda il Signore per le creature, ma mi sembra ancora più bello e profondo. Pensiamo alla profonda conoscenza e sensibilità di Gesù verso la natura: quando annuncia il mistero del Regno spesso lo racconta attraverso le piante e gli animali: gli uccelli del cielo, i gigli del campo, il mistero del seme che muore per portare frutto...

E il ritorno del Signore è descritto da Pietro come la prospettiva di cieli nuovi e terra nuova (“2 lettera di Pietro 3,11-13); Paolo parla di una nuova creazione “liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Romani 8,19-22).

Un nuovo rapporto con l’ambiente è uno dei campi fondamentali in cui i cristiani possono operare per ridurre lo iato crescente con la cultura contemporanea; è un dovere delle nostre Comunità per recuperare una dimensione profetica; è una componente fondamentale di una nuovo umanità che rialza gli occhi verso il Padre anche attraverso la contemplazione del creato.

Questo nuovo rapporto richiede la scelta di uno stile di vita più sobrio, più essenziale, da coniugare personalmente, come comunità e come Chiesa: una scelta che, ripeto, è profetica, spirituale e per la vita.

L’uomo e la donna non valgono per quanto possiedono, consumano o appaiono; la ricchezza non è solo quella materiale ma soprattutto culturale, spirituale, relazionale anche col creato. Io, tutti noi, possiamo fare scelte ideali e scelte concrete di vita per non sprecare, per consumare di meno, per riscoprire la bellezza delle creature e dell’ambiente. E insieme possiamo far cambiare la politica, locale e mondiale.

Spesso mi soffermo, dal “piccolo chiostro”, che è rivolto verso oriente, ad aspettare che la mattina il sole sorga. In queste dure giornate di inverno, in Montagna, sembra che la notte vinca: anche la stella del mattino, quando il cielo è libero dalle nubi, langue. E invece il sole sorge sempre e sempre in modo diverso e la stella del mattino finalmente lo annuncia rinvigorendo il suo fulgore. Molto belle sono quelle mattine quando la cappa di nubi avvolge solola Montagna: e piano piano, poi in modo improvviso all’orizzonte appare una striscia di luce, di colore che  ridona la vita anche all’oscura cappa nuvolosa. Mi sorge dall’intimo un profondo senso di gratitudine per il Padre, per tutti i suoi doni.

Non mi accusate di “romanticismo”: oggi non si usa più commuoversi o scrivere di queste cose, eppurela Parolaparla del Signore come di “un sole che sorge dall’alto”, che ci visiterà grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, “per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace” (dal Benedictus, il cantico di Zaccaria, in Luca 1,78-79).

 

Carlo Prezzolini

 

(Toscana oggi – Confronto, 27 gennaio 2013)