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Appunti

C’era una volta un meraviglioso e nobile palazzo…

C’era una volta un meraviglioso e nobile palazzo…

E ora quasi non c’è più! E’ ridotto in pessime condizioni, eppure è l’architettura storica più caratterizzante e significativa dell’antico castello di Piancastagnaio, come ha messo in evidenza recentemente anche Vittorio Sgarbi. Ma andiamo per ordine.

 

Nel 1601 i Medici danno in feudo l’antico castello di Piancastagnaio ai marchesi Bourbon del Monte di Santa Maria in Val Tiberina, da tempo fattisi fiorentini. La famiglia aveva rinverdito le proprie fortune economiche con l’attività di capitani di ventura al servizio di vari Stati italiani: il nuovo marchese del centro amiatino, Giovan Battista, è cantato da una lapide posta sul portale del lato est del palazzo che costruisce a Piancastagnaio come capitano generale delle fanterie della Repubblica di Venezia. I soldi ricavati da guerre e guerricciole, i marchesi li investono in proprietà terriere e in residenza. Sull’Amiata acquistano gli antichi castelli, e le relative tenute, di Potentino, nel comune di Seggiano, e di Castelvecchio, nel comune di Radicofani. Eppoi acquistano proprietà, con un palazzo, nell’antica città di Sovana e diventano padroni anche del castello di Torre Alfina, nell’alto viterbese.

E a Piancastagnaio costruiscono subito, a partire dal 1603, un enorme e monumentale palazzo in stile manieristico, che domina il prospetto del castello verso la valle del Paglia, dove passa il confine fra il Granducato di Toscana e lo Stato pontificio. Il progetto è di Valentino Martelli, fecondo allievo del più noto Vignola, che lo pensa con la facciata principale dentro le mura medievali e il prospetto a valle fuori le mura stesse, articolando la nuova architettura su un dislivello di 10 m. Il monumentale palazzo è uno degli esempi più significativi dell’architettura manierista in Toscana e senz’altro la più importante e significativa testimonianza del processo di rifeudalizzazione promosso dai Medici, fra la fine del ‘500 e gli inizi del ‘600, per consolidare il Granducato costruito con la conquista, nel 1555, dell’antica Repubblica senese, per tenersi buone importanti famiglie nobili, controllare le zone più periferiche del nuovo Stato e anche per motivi economici: i nuovi roboanti titoli signorili vengono infatti venduti. Anche a Piancastagnaio i nuovi signori comprano tante proprietà e costruiscono uno stupendo giardino manierista a valle dal palazzo, con statue, vialetti, siepi, vasche, scherzi d’acqua.

Il palazzo rimane dei Bourbon del Monte fino al 1871; poi viene venduto ad una ricca famiglia di Piancastagnaio, che subito dopo la seconda Guerra mondiale lo rivende a tanti proprietari: la monumentale dimora viene così frazionata. I lavori di trasformazioni architettoniche e di cambiamento d’uso delle antiche stanze, miracolosamente non intaccano l’antica struttura del nobile complesso. I problemi li crea l’arditezza costruttiva del Martelli: la parte a monte del palazzo, quella dentro le mura, ha solide fondamenta sulla roccia trachitica su cui sorge il castello di Piancastagnaio, mentre la parte a valle, fuori le mura, si basa su rocce argillose, che sono meno solide e questo, negli ultimi decenni, ha creato gravi problemi di stabilità del grande monumento. Negli ultimi decenni il palazzo è stato abbandonato per motivi di stabilità, acquistato dal Comune e messo in sicurezza. Ma la situazione statica si sta aggravando: negli ultimi mesi è franato un muro di contenimento della strada sotto il palazzo, frana collegata alla grave situazione del palazzo stesso e che rischia di coinvolgere diverse abitazioni e anche la sottostante chiesa medievale della Madonna delle Grazie, oltre che bloccare un importante accesso al centro storico e alla sede della locale Misericordia.

Sono stati fatti studi statici e anche storico-artistici, ma ancora manca un progetto di restauro e di nuova utilizzazione e la ricerca di finanziamenti. E dire che il palazzo potrebbe essere non solo la nuova sede comunale ma anche una “vetrina” di esposizione e di specializzazione per le tante attività di pelletteria presenti in paese, da anni collegate a grandi case di moda.

Carlo Prezzolini