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Appunti

Appesi ad un Pil

Appesi ad un Pil

 Negli ultimi giorni un amico mi ha mandato questo pensiero del Dalai Lama, guida spirituale del Tibet in esilio perché il suo paese da decenni è occupato con violenza dalla Cina: “Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.”

 

E’ un pensiero tanto breve quanto profondo e stringente: in poche pennellate si descrive i limiti di fondo, le tragedie direi, del Mondo occidentale, una volta culla del cristianesimo e della civiltà cristiana, oggi in profonda crisi, spirituale e materiale. Nel corso del vecchio secolo l’Occidente ha esportato con violenza e sopraffazione il suo modello di sviluppo, imponendolo al resto del Mondo e alla fine del ‘900 ha esportato la crisi del capitalismo finanziario, sempre a tutto il Mondo. Il nostro modello consumista ha conquistato i cosiddetti paesi emergenti (Cina, India, Brasile …), creando sempre più disuguaglianze e ingiustizie e portando la Terra al collasso ecologico.

La vita dei Paesi dell’Occidente, la nostra vita, è attaccata al Pil, il famoso prodotto interno lordo da cui dipende il nostro futuro e la nostra felicità. E tutti i governi, in particolare il nostro dove questo indice stagna, lo vogliono far salire in posizioni positive e crescenti. Il rimedio: rilanciare i consumi, rilanciare l’industria, in particolare quella edilizia riproponendo “le grandi opere”.

Ma in questo modo la crisi ecologica arriverà al punto del non ritorno in pochi anni, come ha dichiarato ufficialmente anche l’Onu nei giorni passati. La crisi spirituale aumenterà perché punteremo sempre al dato materiale della vita, e la felicità, nostra suprema ambizione, non crescerà, perché non dipende dal Pil: negli anni del boom economico del nostro Paese, gli anni ’50 e ’60 del vecchio, si credeva nel futuro e il Pil era molto inferiore a quello di oggi.

Al calcolo del Pil contribuiscono anche le esportazioni di armi da guerra, che spesso diventano un volano di ripresa: che importa se si andrà verso la 3° guerra mondiale, che in modo strisciante è già iniziata, come ha denunciato più volte papa Francesco? Il Pil è sacro: qualcuno propone di inserirci anche ipotetici dati sull’economia sommersa, quella delle evasioni delle tasse o delle attività criminali.

Come un crescente numero di scienziati, economisti e cittadini sostengono, è urgente arrivare ad un nuovo modello di civiltà e di vita: porci seriamente il nodo del riciclo dei rifiuti, in Europa l’Italia è un fanalino di coda, intervenire sul territorio restaurandolo, recuperando il patrimonio edilizio esistente e il nostro immenso patrimonio culturale. In un Paese stretto e lungo come il nostro è assurdo che i trasporti, di persone e di merci, non privilegino le ferrovie ma i trasporti su gomma. In un Paese dove le case sono molte di più degli abitanti, è assurdo non recuperare l’esistente e voler costruire nuove case devastando il territorio: l’Italia ha il 6,9 % di territorio urbanizzato, e spesso in modo disastroso, contro la media del 2,8 dell’Europa.

Il nostro territorio non è un’isola felice: quasi tutti i paesi, escluso quelli sulla costa, si stanno spopolando; sempre più terre sono abbandonate dall’agricoltura e le acque non sono più regimate. In particolare i paesi della Montagna continuano a perdere abitanti. I risultati si vedono: territorio abbandonato più le bombe d’acqua portano morti e devastazioni, sull’Amiata come in Maremma.

Certamente il dramma della disoccupazione va affrontato: quanti posti di lavoro si potrebbero trovare restaurando l’ambiente, regimando i corsi d’acqua e recuperando una agricoltura biologica, puntando a prodotti tipici e di qualità? Quante occasioni lavorative si potrebbero aprire restaurando il patrimonio edilizio esistente, recuperando i beni culturali, artistici e architettonici presenti in modo eccezionale nell’Amiata e nella Maremma? E questo non solo per conservare la nostra memoria e la nostra identità, ma per proporre un turismo centrato sul nostro patrimonio ambientale e culturale.

E’ paradossale e pericoloso non cercare vie nuove di fronte alla crisi economica e spirituale del Mondo contemporaneo, in particolare dell’Occidente. Oppure vogliamo continuare a vivere come se non dovessimo morire mai ed a morire senza aver mai vissuto veramente?Carlo Prezzolini

23 novembre 2014 Toscana oggi-Confronto