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Appunti

La fecondità della memoria

LA FECONDITA’ DELLA MEMORIA

Negli ultimi mesi sono stato  impegnato per curare o partecipare a pubblicazioni su alcune chiese dell’Amiata e su san Bartolomeo, patrono di Piancastagnaio. Questo impegno mi ha preso molto, anche a scapito, qualche volta, della qualità della preghiera e della meditazione. Era tanto tempo che non lavoravo in questo settore, che nel passato è stato molto importante per me, prima come architetto e poi anche come presbitero.

Mi sono chiesto se questi impegni sono in contrasto con la mia scelta monastica, che da quasi dieci anni sto costruendo al “piccolo chiostro”, scelta che dà la priorità alla preghiera, alla meditazione, alla “via del cuore”, come dicevano i Padri del deserto.  

 

Mi dico che dovrò avere più sapienza, dosando meglio le mie poche risorse culturali ed umane e programmando, quindi, questi impegni. Mi dico che la ricerca sull’arte cristiana, in particolare della mia Montagna, e sulle sue potenzialità di comunicare il Vangelo è il  contributo specifico che ho dato e posso dare alla Chiesa locale e all’Amiata.

Per la presentazione del quaderno su “San Bartolomeo patrono di Piancastagnaio”, scritto con altri amici, ho proposto una breve riflessione  sul brano di Matteo 13,51-52. Dopo alcune parabole sul Regno, Gesù dice ai suoi discepoli: “Avete compreso tutte queste cose?”. Gli risposero: “Si”. Ed egli disse loro: “Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. Gesù parlava della rivelazione, della tradizione e sapienza conservate nell’Antico Testamento, unite alla novità dirompente del suo annuncio: Dio è padre e madre pieno di compassione per tutti, per l’umanità, il creato e le creature.

Mi è venuto spontaneo applicare questa piccola parabola alla memoria delle nostre Comunità, cristiane e civili. Le ricerche sui beni culturali o sulle tradizioni del passato sono perle preziose della storia, della tradizione delle nostre Comunità, quindi della nostra memoria. E la memoria è un bene prezioso, costitutivo per l’umanità; senza memoria l’uomo e la donna non sono uomini e donne. Il passato nostro, la nostra storia è particolarmente importante oggi che viviamo in una società multietnica, multiculturale e anche con la presenza di più religioni, anche nella nostre piccole Comunità della Montagna e della Maremma. Ma questi tesori  vanno uniti alle perle del Vangelo che ricordavo e che oggi sono particolarmente importanti: così la memoria arricchisce la mia identità e mi apre al dialogo con gli altri, vicini e lontani. La memoria cristiana non può essere utilizzata contro quelli che cristiani non sono, altrimenti rinneghiamo il Vangelo. La memoria, le ricerche sulle antiche tradizioni, sulle chiese, sul culto dei Santi, non possono essere utilizzate per guardare all’indietro, ad un ipotetico passato dove tutto andava bene, che fra l’altro non è mai esistito e comunque non ritornerà più, rinchiudendoci in una Chiesa  tridentina che rinnega la sua storia recente, in particolare le aperture del Concilio vaticano II e le sue faticose attuazioni e approfondimenti degli anni successivi. La memoria ci deve servire per vivere in pienezza il presente, con il cuore e la mente aperti al futuro, all’attesa del ritorno del Signore. E questo vale anche per le Comunità civili, che hanno nell’arte cristiana un tesoro immenso, che per tanti secoli hanno costruito e custodito.

San Bartolomeo, per esempio, è una pagina importante della storia di Piancastagnaio, di cui è sempre stato patrono: ne parlano gli antichi Statuti, cioè il cuore pulsante per secoli della Comunità. Oggi possiamo scoprire che è il patrono dei pellettieri, i lavoratori cuore dell’economia pianese. Può servirci per accrescere la nostra consapevolezza e la nostra identità per dialogare, aprirci ad altre culture e religioni.

Confesso, però, che ancora non so dare risposta al dilemma da cui sono partito.